Innovazione e crescita economica

Innovazione e crescita economica

Maddison: l’economia mondiale è cominciata a crescere più o meno intorno al 1000 d.C. dopo un lungo periodo di stagnazione; poi prende avvio con molta gradualità un periodo di crescita. Dietro la crescita economica c’è molto più dei semplici dati sul reddito pro-capite dietro l’evoluzione del PIL pro-capite ei diversi paesi stanno trasformazioni strutturali che hanno a che fare con i mercati, le istituzioni e la tecnologia.

Sebbene il cambiamento tecnologico e l’innovazione siano costantemente annoverati tra le principali fonti di crescita e mutamento strutturale…la teoria economica non fornisce indicazioni univoche circa il ruolo della tecnologia… • Anche in questo ambito (i.e. la relazione tra cambiamento tecnologico e crescita economica) troviamo una distinzione netta tra il punto di vista evolutivo e quello neoclassico: Il 1° concepisce la crescita come un processo storicamente determinato e ‘context-specific’, caratterizzato da rotture, discontinuità ed eventi incerti, normalmente fuori dall’equilibrio e nell’ambito del quale le istituzioni hanno un ruolo centrale Il secondo si basa su principi quali la razionalità degli agenti, la tendenza verso l’equilibrio, la separabilità di causa ed effetto e non prende in considerazione la natura locale ed intrinsecamente eterogenea della crescita economica nonché l’importanza delle istituzioni e dei conflitti nella distribuzione delle risorse e del potere quali ulteriori fattori intervenienti.

ROBERT SOLOW (1956): tecnologia vista come un fenomeno esogeno e quale fattore residuale derivabile per differenza dopo aver regredito la variabile dipendente (prodotto) rispetto a variabili esplicative coincidenti con i fattori della produzione, capitale e lavoro la crescita che non poteva essere spiegata dalle variabili incluse nel modello si assumeva fosse il risultato di un cambiamento tecnologico esogeno.

Y = A F(L,K)

A: innovazione, istituzioni, ricerca

L: demografia, offerta di lavoro

K: concorrenza, mercati dei capitali, politica del risparmio

“g” è il residuo di Solow (Total Factor Productivity) in cui rientrano i miglioramenti della tecnologia, qualità del lavoro, competenze: quello che resta dopo che togliamo gli aumenti del K e del L per spiegare gli aumenti di reddito.

“b”: utilizzato come peso per l’occupazione = quota dei salari nel PIL;

“a”: peso per il capitale = complemento a 1 di b.

Secondo il modello di Solow solo un cambiamento esogeno della tecnologia di produzione può incidere in modo strutturale sulla crescita…l’accumulazione di capitale, al contrario, ha effetti solo nel breve periodo • Perché? A causa dei rendimenti decrescenti del capitale! • Per garantire una crescita continuativa attraverso l’accumulazione del capitale sarebbero necessarie quantità di risparmio crescenti così da compensare la tendenziale obsolescenza del capitale stesso… • In corrispondenza dello stato stazionario una maggiore accumulazione può far aumentare il livello del reddito ma non il tasso di crescita.

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Il valore di 𝜶 è uno degli elementi chiave! Se 𝜶=1 entriamo nell’ambito della ‘crescita endogena’ (ne riparleremo introducendo il contributo di Romer), la produzione cresce proporzionalmente al capitale accumulato (se il capitale per lavoratore raddoppia lo stesso accade alla produzione)…se 𝛼 assume un valore vicino a 1 i rendimenti decrescenti intervengono lentamente (minor grado di obsolescenza).

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Implicazioni: • Quando lo stock di capitale e il PIL crescono allo stesso tasso l’economia è in equilibrio e procede lungo il sentiero di crescita bilanciata (stato stazionario) • Il sentiero di crescita di lungo periodo è influenzato da A, s, 𝜹, dal tasso di crescita della popolazione e di efficienza del lavoro:

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Il modello di Solow (1957) descrive il cambiamento tecnologico come un fattore esogeno e ‘neutrale’ (anche se successive versione del modello modificheranno questa ipotesi, si veda Romer) capace, ‘piovendo dal cielo’, di aumentare la produttività di tutti i fattori produttivi Di qui il concetto di ‘Total Factor Productivity’ che, in via residuale, indentifica il contributo relativo alla crescita del progresso tecnologico La critica di Abramovitz (1956): ‘il residuo di Solow è una misura della nostra ignoranza’.

I raffinamenti del modello di Solow hanno consentito di specificare meglio l’equazione della crescita restringendo le dimensioni del residuo (depurandolo da fattori in precedenza non osservati che ne inflazionavano le dimensioni).

Critiche ulteriori:

  • La teoria della crescita si basava su una visione semplicistica della tecnologia, vista come bene pubblico; tuttavia, ci sono altri importanti aspetti della tecnologia che la rendono un bene privato anziché pubblico
  • L’utilizzo delle conoscenze tecnologiche, anche qualora provengano dal dominio pubblico, richiede notevoli capacità da parte di chi le riceve ogni pezzo di conoscenza si fonda in gran parte su conoscenza precedenti; per applicarne delle nuove bisogna, quindi, padroneggiare quelle preesistenti.

I modelli post-keynesiani: tecnologia endogena e rendimenti crescenti

KALDOR:

funzione del progresso tecnico presupponeva la relazione lineare tra crescita della produttività del lavoro e crescita del capitale per lavoratore. (Y/L e K/L).

importante, nel modello di Kaldor, è poi la domanda = driver di produttività, innovazione (sviluppi successivi) e crescita.

Importanza anche della distribuzione del reddito e ipotesi keynesiana relativa alle differenti propensioni marginali al consumo/risparmio di capitalisti e lavoratori.

Molta importanza data al ruolo della causazione cumulativa o feedback positivo: la conoscenza non è vista come un bene pubblico, bensì come propria del soggetto che la sviluppa e non facilmente diffondibile verso altri agenti o paesi. La produzione di conoscenze è un processo di apprendimento che si basa principalmente sull’acquisizione di esperienza su prodotti e processi produttivi specifici; l’apprendimento sul posto di lavoro (learning by doing) e quello attraverso l’utilizzo (learning by using) sono i concetti chiave. Solo chi partecipa agli attuali processi di apprendimento ne trarrà benefici, gli altri rimarranno indietro.

La conseguenza di ciò è uno schema “processo produce successo” i paesi che crescono rapidamente accumulano esperienza, e quindi apprendono più velocemente degli altri. Quelli che già hanno una buona posizione competitiva, ne beneficiano e avanzano ulteriormente tendenza alla divergenza alcuni paesi (o regioni) crescono molto rapidamente, mentre altri rimangono indietro.

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Le ‘forme’ della crescita economica (composizione fattoriale e modificazione delle tecniche di produzione) saranno in questo contesto determinate dalla relazione tra domanda e offerta di fattori produttivi, da un lato, e rispettivi prezzi, dall’altro… • Se il mercato è in perfetta concorrenza, la crescita di lungo periodo sarà dunque spiegata, coerentemente con quanto predetto dal modello di Solow, dal tasso di crescita della popolazione e dal cambiamento tecnologico • Tuttavia, il modello di Kaldor si allontana dalle ipotesi restrittive (e irrealistiche) proprie dei modelli neoclassici: Il mercato non opera in condizioni di perfetta concorrenzialità Gli investimenti hanno un ruolo nello spiegare la crescita Esistono due propensioni al risparmio, quella dei lavoratori e quella dei capitalisti.

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Modello di Thirlwall: crescita regionale legata alla capacità di intercettare flussi di domanda estera, causazione cumulativa e ‘success breed success’.

Anche la tradizione neoclassica degli anni ’60 ha tentato di proporre modelli di cambiamento tecnologico endogeno (Arrow, Uzawa e Shell).

Emergere, durante gli anni settanta, di un approccio puramente empirico alla questione dei rapporti tra crescita economica e tecnologia, nel quale si formulavano e si valutavano modelli econometrici della relazione tra PIL e investimenti in R&S Griliches si impiega una funzione di produzione che aggiunge ai fattori tradizionali (lavoro e capitale) una misura dello “stock di conoscenze”, di solito l’investimento cumulativo in R&S attualizzato. Le stime sull’elasticità del prodotto a seconda dei vari fattori produttivi suggeriscono che le conoscenze (R&S) abbiano un impatto significativo sull’aumento della produttività.

Una questione importante all’interno di questo tipo di letteratura è l’individuazione empirica dei cosiddetti effetti di ricaduta (spillover) della R&S.

La conoscenza è considerata un bene parzialmente pubblico, che può essere utilizzato da altri oltre all’impresa che l’ha sviluppata. Nella funzione di produzione gli spillover sono considerati introducendo due tipi di stock di conoscenze: il primo, formato dall’R&S realizzata dall’impresa stessa, l’altro da quella condotta da altre imprese.

Questi studi concludono che il tasso di rendimento pubblico dell’R&S è maggiore di quello privato, a tutti i livelli di aggregazione le imprese tendono a beneficiare dell’R&S proveniente da altre imprese, e lo stesso vale a livello internazionale: la crescita della produttività di un paese è determinata in parte da quella degli altri.

Questi studi, però, ci dicono poco sui canali attraverso i quali operano gli effetti di spillover; alcuni di questi canali possono essere costituiti dai beni scambiati, dalla mobilità dei lavoratori, dalle alleanze tecnologiche, o anche semplicemente dalle conoscenze che “sono nell’aria”.

Paradigmi in concorrenza sulla relazione tra crescita e tecnologia

Entrambi gli approcci concordano su questioni fondamentali come l’importanza dell’innovazione e della tecnologia per la crescita economica, e sul ruolo positivo che possono avere le politiche pubbliche per la scienza e la tecnologia. Le due teorie si discostano sui principi comportamentali che ne sono alla base.

Aspetti microeconomici rilevanti nel rapporto tra innovazione e crescita economica

Gli economisti affrontano l’incertezza postulando una distribuzione di probabilità per un certo insieme di eventi attraverso queste distribuzioni si possono valutare, in base alla loro probabilità, le conseguenze economiche delle decisioni attori razionali possono fare calcoli più complessi di quelli che di fanno in un contesto di certezza, ma i risultati non cambiano visibilmente incertezza debole.

Se i risultati possibili di un processo incerto non si conoscono prima casi in cui una distribuzione di probabilità non può essere individuata questo descrive meglio il processo innovativo, almeno nei casi di innovazioni radicali. La situazione in cui i risultati possibili di un processo incerto non si conoscono da prima incertezza forte non si possono utilizzare calcoli raffinati con esiti associati a probabilità per individuare il valore atteso di un processo stocastico.

Innovazioni radicali ed incrementali

Le innovazioni radicali hanno avuto bisogno di decenni per essere sviluppate e sono state il risultato della combinazione di scoperte tecnologiche radicali e innovazioni cumulative incrementali.

La distinzione tra innovazioni incrementali e radicali tra di loro vi è una grande interazione ed interdipendenza distinzione non dicotomica, ma da vedere come una fascia continua.

Se siamo in grado di definire l’impatto di un’innovazione come radicale, è solo perché all’introduzione di un nuovo progetto di base segue sempre un flusso continuo di innovazioni incrementali.

Approcci evolutivi nel rapporto tra innovazione e crescita economica

Assioma di base: i singoli individui non riescono a comportarsi in modo ottimizzante di fronte alle complessità della tecnologia. Un responsabile di decisioni economiche non è in grado di vedere tutte le opportunità economiche che risultano dalle varie possibilità tecnologiche, né di gestirle in modo tale da massimizzare i profitti. Questi decision makers operano quindi in un contesto di razionalità limitata dove si usano regole comportamentali relativamente semplici e adattive (routine) per prendere decisioni non sono fisse, ma possono venir cambiate nel tempo non sono utili nell’identificare i meccanismi attraverso i quali le moderne economie continuano a seguire un sentiero di crescita economica. Nell’economia evolutiva la spiegazione delle prestazioni economiche aggregate si basa su due forze: la selezione e la generazione di novità.

La selezione riduce la varietà di un sistema. Le novità, invece, sono costantemente aggiunte al sistema, e l’evoluzione, quindi, è il risultato della costante interazione tra varietà e selezione. L’innovazione è un importante processo di generazione di novità, e i mercati, insieme alle altre istituzioni economiche, costituiscono i principali meccanismi di selezione nelle moderne economie (sono i mercati a stabilire il successo o meno di un’innovazione). Nell’evoluzione economica i decision makers a livello microeconomico non sono completamente ciechi le innovazioni introdotte da imprenditori motivati dal profitto e che si accontentano di risultati soddisfacenti, avranno almeno alcune potenzialità commerciali; saranno cioè orientati in una direzione positiva. Tuttavia, l’incertezza rimane un fattore importante a causa elle difficoltà di prevedere gli effetti cumulativi di tanti piccoli miglioramenti incrementali, e della natura sistemica delle conoscenze che deriva dagli spillover tra i vari settori.

Benché il singolo imprenditore abbia a che fare con una forte incertezza e di conseguenza non possa progettare una rivoluzione tecnologica, il sistema capitalistico, attraverso la combinazione dei processi di creazione di novità (innovazione) e di selezione economica (mercati) è in grado di creare oggetti che sembrano appositamente progettati, mentre in realtà non lo sono. Questi sistemi tecnologici sono stati creati attraverso il metodo di prova ed errore dell’orologiaio cieco.

Visione economica come combinazione tra caso e necessità paradigmi tecnologici (Dosi) e traiettorie come perimetro entro il quale “vive” la traiettoria di crescita (fino alla rottura del paradigma ed all’emergere di uno nuovo).

Paradigma tecnologico = modello e uno schema per risolvere problemi tecnologici specifici, che si basa su principi tratti dalle scienze naturali e dalle tecnologie materiali lo sviluppo delle conoscenze scientifiche si basa fortemente su un quadro interpretativo dominante cui aderiscono i maggiori scienziati del settore. Il paradigma, di conseguenza, limita le possibili direzioni che lo sviluppo tecnologico potrebbe prendere.

Freeman e Louca: un ristretto numero di innovazioni fondamentali può creare un paradigma tecnologico che può dominare gli sviluppi tecnologici-economici per un lungo periodo di tempo. All’interno di questo paradigma, il progetto di base di un’innovazione è costantemente alterato da innovazioni incrementali, ma la direzione dello sviluppo tecnologico è definita. Tuttavia c’è uno spazio di scelta all’interno del paradigma e queste scelte sono governate dalle circostanze specifiche del contesto in cui si sviluppa la tecnologia. Questo sviluppo viene definito traiettoria tecnologica.

Quindi un’innovazione fondamentale può influenzare per un certo numero di anni a venire gli sviluppi all’interno di un dominio tecnologico-economico, ma il successo del paradigma, e quindi dell’innovazione di partenza, dipende molto da quanto le innovazioni incrementali sono in grado di adattare il paradigma alle circostanze locali (es: competenze e capacità della forza lavoro, aspetti culturali della società, ecc.).

Un altro insieme di approcci euristici si è concentrato sulla concentrazione temporale delle innovazioni: Schumpeter sosteneva che le innovazioni non sono distribuite in egual misura nel tempo ma tendono a raggrupparsi semplicemente perché all’inizio sono poche le imprese che adottano un’innovazione di successo, ma dopo poco vengono seguite dalla maggior parte delle altre tendenza delle innovazioni incrementali a concentrarsi in seguito ad una grande innovazione. Interpretazione della letteratura: alcuni periodi storici appaiono caratterizzati da un ritmo elevato di innovazioni fondamentali, mentre altri presentano tassi assai ridotti. Entrambi gli approcci suggeriscono che l’innovazione tecnologica può indurre una dinamica temporale discontinua nella crescita economica. Nelle fasi iniziali di un paradigma, la tecnologia progredisce rapidamente, ma rallenta quando questo entra nella fase normale di sviluppo, per poi rallentare ulteriormente quando il numero di opportunità tecnologiche diminuisce (il paradigma, di conseguenza, può cominciare ad incrinarsi). L’euristica della concentrazione sostiene che il ritmo della crescita economica vari nel tempo, semplicemente perché il tasso con cui avvengono le innovazioni più importanti è variabile.

Varie interpretazioni della dinamica temporale dell’innovazione:

  • Idea delle onde lunghe con i periodi di circa 50-60 anni: connesse al processo di diffusione ed imitazione delle nuove tecnologie.
  • Le dinamiche di crescita hanno un carattere intrinsecamente turbolento non è possibile individuare una regolarità nei cicli porta l’economia a essere quasi sempre lontana da situazioni di equilibrio e di stato stazionario.

Varie prospettive sulle interazioni tra tecnologia, economia e contesto istituzionale quest’ultimo è importante perché può facilitare il cambiamento tecnologico o costituirne un impedimento. Il contesto istituzionale, inoltre, è di per sé un fattore endogeno che varia sotto l’influenza degli sviluppi della tecnologia e dell’economia.

Le idee evolutive sono state utilizzate anche per formulare modelli di crescita economica e tecnologica: N&W: l’eterogeneità viene definita in termini di imprese che utilizzano tecniche di produzione con un rapporto fisso tra lavoro e capitale (tecnologia Leontief). La generazione di novità (nuovo rapporto di K/L) è il risultato dell’attività di ricerca condotta dalle imprese; la ricerca si intraprende solamente quando il tasso di rendimento di un’impresa cade al di sotto di un certo valore. L’attività di ricerca può essere di tipo locale o imitativo. Nel primo caso le imprese cercano nuove tecniche, ognuna delle quali ha una possibilità di essere scoperta che diminuisce in modo lineare, a seconda della distanza tecnologica dalle tecnologie correnti. Nel caso dell’imitazione, l’impresa cerca di scoprire tecniche correttamente impiegate dalle altre imprese, ma ancora non introdotte nei suoi processi produttivi. I modelli evolutivi successivi a quello di N&W (oltre ai modelli history friendly):

CONLISK: partendo dal presupposto che i progressi nella tecnologia sono casuali, C. costruisce un modello in cui il tasso di crescita dell’insieme dell’economia è una funzione di tre variabili: l’errore standard della distribuzione della produttività dei nuovi impianti (importanza media dell’innovazione), il saggio di risparmio e la velocità con la quale si diffondono le conoscenze. Si può confrontare l’impatto del saggio di risparmio tra i vari modelli C. sostiene che utilizzando un cambiamento tecnologico puramente esogeno (Solow) o considerando l’apprendimento sul posto di lavoro (Arrow) il saggio di risparmio non ha un impatto sulla crescita economica di lungo periodo grossa differenza tra questi modelli e le varianti ispirate all’approccio evolutivo.

Approcci neoclassici alla crescita economica e alla tecnologia

La letteratura sui modelli neoclassici di crescita endogena è cresciuta rapidamente tra gli anni ’80 e ’90 in seguito alla pubblicazione di Romer. Il suo modello era motivato dall’apparente punto debole nel presupposto del modello di Solow sui rendimenti marginali decrescenti del capitale: mantenendo fissi tutti gli altri fattori produttivi, la produttività di un’unità extra (marginale) di investimento cadrebbe con la crescita dello stock di capitale esistente. Ciò potrebbe provocare un rallentamento o un blocco della crescita sul lungo periodo. Con la crescita si accumula il capitale, ciò aumenta lo stock di capitale, e quindi un’unità extra di investimento genera una crescita sempre inferiore.

Rendere la tecnologia endogena costruendo un modello del processo di R&S modello che può essere così sintetizzato: tutti i modelli presuppongono che la R&S sia essenzialmente una lotteria il cui premio è un’innovazione di successo. Questo premio assicura all’impresa un monopolio temporaneo nella fornitura dei migliori beni capitali utilizzati per la produzione di beni di consumo. Questo monopolio svanisce non appena un’altra impresa introduce un’innovazione modello a scala di qualità, dove ogni nuova innovazione rimpiazza la precedente. Questo fenomeno si chiama differenziazione verticale dei prodotti.

Nel modello di Romer, il premio per l’innovazione assicura all’impresa un tipo nuovo di capitale che verrà sempre richiesto dai produttori di beni di consumo, ma sarà sempre in concorrenza con le altre varietà di capitale. In questo modello le varietà di beni (innovazioni) non escono dal mercato. Il processo di sostituzione tra varianti dei beni è governato da una funzione di utilità o di produzione con una elasticità di sostituzione costante differenziazione orizzontale.

Si possono comprare più biglietti per la lotteria R&S facendo più R&S, ma ciò ha dei costi. Le dinamiche del processo di R&S possono essere caratterizzate realisticamente da un’incertezza debole l’impresa è in grado di valutare le probabilità di ottenere il premio per l’innovazione sulla base del suo sviluppo di spese in R&S. Conoscendo i benefici e i costi di R&S l’impresa potrebbe fare un’analisi costi-benefici e individuare, così, il livello ottimale di spesa per R&S. questo corrisponderà in media a una data quantità di innovazione, e produrrà un dato tasso di crescita (crescita endogena).

Premessa fondamentale: nei nuovi modelli di crescita si assume che nel processo di R&S ci siano spillover tecnologici tra le imprese. Nei modelli di differenziazione orizzontale (modelli di varietà) ogni innovazione contribuisce a far aumentare il livello generale delle conoscenze disponibili nell’economia, e questo fa crescere la produttività del processo stesso di R&S. la concorrenza tra le varietà di beni capitali porta a una caduta del tasso di profitto. Una R&S più produttiva (costi minori) compensa questa caduta dei profitti e rende possibile la R&S anche nel lungo periodo.

Nei modelli a scala di qualità (differenziazione verticale) ogni nuova innovazione distrugge il monopolio dell’innovatore precedente. Chi innova, tuttavia, si basa sull’innovazione precedente. Ogni nuovo innovatore sta sulle spalle dei giganti e le conoscenze si diffondono intertemporalmente da un innovatore al successivo. Senza questi spillover di conoscenze la crescita endogena non sarebbe possibile.

Gli spillover tecnologici nei modelli di crescita endogena portano a un aumento dei rendimenti di scala a livello aggregato. Anche se le funzioni di produzione delle imprese sono caratterizzate, a livello micro, da rendimenti di scala costanti, gli spillover di R&S da un’impresa al resto dell’economia, implicano rendimenti crescenti a livello aggregato. Questa caratteristica comporta che la crescita a livello nazionale dipenda (a parità di tutte le altre condizioni) dalla grandezza di un paese. I paesi più grandi crescono più in fretta. Gli spillover tecnologici rendono possibile la crescita endogena, ma costituiscono anche una sfida per i politici. Quando la tecnologia genere esternalità positive, i benefici sociali provenienti dalla R&S sono maggiori di quelli provati la quantità di investimenti in R&S generata dal mercato sarà troppo esigua dal punto di vista sociale. I sussidi per R&S potrebbero portare l’economia su un sentiero di crescita maggiore, ottimale dal punto di vista sociale. Le esternalità possono essere anche negative: ogni nuovo innovatore distrugge le rendite del monopolista preesistente. In questo modello gli investimenti privati in R&S possono essere troppo alti dal punto di vista del benessere sociale, a seconda di quale delle due forme di esternalità (distruzione creatrice o stare sulle spalle dei giganti) è più forte.

La nuova teoria della crescita ritrae ancora la relazione tra tecnologia e crescita come un modello di crescita di equilibrio (stato stazionario), che può essere regolato in modo relativamente semplice aprendo il rubinetto di R&S. in una prospettiva evolutiva è difficile predire l’impatto specifico di una politica, perché questa va a toccare una rete complessa di fattori. Una branca recente delle nuove teorie della crescita è costituita dai modelli raggruppati sotto la definizione di tecnologie generale (general purpose technologies GPT). Una GPT è definita allo stesso modo di un’innovazione radicale. Essa consiste in una tecnologia fondamentale (scoperta radicale), che però deve essere sviluppata sotto forma di una gamma di beni capitali (intermedi). Il cambiamento tecnologico prende la forma di una gamma crescente di beni capitali, che sono rilevanti, però solo nel periodo caratterizzato da una data GPT e che consentono di acquisire benefici in termini di rendimenti crescenti. Aspetti comuni con l’approccio evolutivi: le innovazioni sono di importanza diversa, e le innovazioni incrementali sono responsabili della diffusione di una tecnologia fondamentale.

Il modello GPT genera una crescita ciclica. Nella fase di bassa crescita, la nuova GPT è stata scoperta, ma non è ancora operativa. Si sviluppano nuovi beni capitali, interrompendo la produzione di quelli legati alla vecchia GPT. La crescita economica è lenta poiché la principale tecnologia che era in uso non viene più sviluppata. Una volta che siano disponibili beni capitali sufficienti per la nuova GPT, la produttività di questa supera quella della precedente, che svanisce lasciando che l’economia passi ad una fase di crescita alta.

Limitazioni: in una GPT i paradigmi possono solo sostituirsi ma la storia dell’economia e della tecnologia è piena di esempi di vecchi paradigmi che, pur adattandosi e variando la loro forma, sopravvivono.

Natura di fondo del processo di crescita differisce tra gli approcci: la teoria neoclassica vede la crescita come un processo deterministico nel quale i rapporti di causalità sono chiari, e le politiche possono costruirsi sulla base della comprensione delle determinanti, invariabili nel tempo, delle dinamiche di crescita. In una prospettiva evolutiva, invece, le contingenze e le circostanze storiche specifiche hanno un ruolo maggiore, e i meccanismi causali che prevalgono in un periodo possono andare soggetti a cambiamenti endogeni in quello successivo è più difficile, ma non impossibile, progettare le politiche.

Mentre il modello di Solow prevede che i paesi convergeranno tutti verso un identico stato stazionario (che dipende dal ritmo del progresso tecnologico esogeno disponibile per tutti), secondo i modelli di crescita endogena, lo stato stazionario sarà in genere diverso a seconda dei paesi.

Studi empirici i tassi di crescita di equilibrio differiscono da nazione a nazione. Possono convergere verso un sentiero di crescita di equilibrio in un paese specifico (convergenza condizionata), portando a una divergenza nei sentieri di crescita dei paesi.

Jones: critica i dati empirici su R&S e crescita sono in contraddizione con le previsioni teoriche dei modelli di crescita endogena. L’evidenza empirica del dopoguerra non conferma la relazione proposta dai modelli di crescita endogena che si basano su R&S, secondo la quale un aumento del numero degli addetti alla R&S porta a una maggiore crescita economica. Jones fa notare che il numero di lavoratori nella R&S è aumentato dagli anni ’60, ma i tassi di crescita sono rimasti costanti o sono diminuiti. Jones propone il c.d. modello di crescita semi-endogena più in linea con l’evidenza empirica ma nel quale la crescita endogena si verifica solo quando aumenta la popolazione.

Modelli internazionali di crescita endogena:

  • Spillover incorporati nei beni scambiati
  • R&S ponderata con i flussi commerciali: può essere utilizzata per misurare tali spillover.
  • C’è una stretta correlazione tra crescita della produttività totale dei fattori e questa misura il commercio è una fonte importante di diffusione delle conoscenze.

Altro modello: sia l’innovazione che la diffusione di tecnologia portano ad una crescita a livello nazionale. R&S endogena + diffusione di conoscenza tra paesi, contribuiscono alla crescita, anche se il modo in cui questi due fattori si combinano varia da paese a paese.

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