Teoria e modelli evolutivi

La teoria ed i modelli evolutivi

Conoscenza, apprendimento e ricerca

In un’ottica evolutiva la conoscenza riveste un ruolo centrale nella generazione di cambiamento. La conoscenza è diversa dalla semplice informazione: conoscenza significa comprensione, elaborazione ed assimilazione dell’informazione ed è fortemente specifica alla singola impresa e al contesto in cui opera e non si diffonde facilmente tra le imprese.

Anche l’apprendimento ha un ruolo cruciale: esso è visto come costruzione di nuove rappresentazioni dell’ambiente e sviluppo di nuove conoscenza e competenze che consentono alle imprese di sfruttare le opportunità che si presentano loro. L’apprendimento è dunque strettamente legato alla conoscenza passata e ne genera di nuova.

Fattori chiave che influiscono sulla ricerca e sull’innovazione in un’ottica evolutiva:

  1. Opportunità scientifiche e tecnologiche: contesti scientifici e tecnologici sia esterni che interni all’impresa R&S, fornitori, utilizzatori, altre imprese tra queste fonti di opportunità interne ed esterne esiste una notevole complementarietà, ed esse variano grandemente da settore a settore.
  2. Organizzazione e procedure di ricerca: le due principali procedure di ricerca sono R&S e apprendimento non formalizzato esso è un’attività focalizzata alla soluzione di specifici problemi tecnologici, produttivi o di mercato e può consistere in apprendimento per esperienza, da utilizzo o da interazione.
  3. Ruolo della conoscenza accumulata e delle competenze: la ricerca delle imprese è locale e si basa sulla conoscenza e sulle competenze esistenti, venendo da queste indirizzata e delimitata. Esiste una notevole eterogeneità tra gli agenti a riguardo, in quanto essi hanno conoscenze e competenze diverse accumulatesi nel tempo in ambienti incerti e in notevole cambiamento. Tra ricerca e competenze esiste una relazione dinamica: la ricerca aumenta le competenze, che consentono a loro volta un migliore assorbimento delle conoscenze ed una ricerca più avanzata.
  4. Relazioni e complementarietà: ricerca e innovazione come processo interattivo e collettivo la generazione di nuove conoscenze può essere vista come un processo “a catena”. Le retroazioni, interdipendenze e complementarietà tra le varie fasi interne all’impresa e gli attori esterni (es: università, centri di ricerca, ecc.) svolgono un ruolo rilevante nel processo.

Nuova prospettiva che ha consentito di rileggere in modo diverso le tre tradizionali rappresentazioni della ricerca innovativa delle imprese, in cui:

  1. Il processo è lineare modello lineare (cap. 1);
  2. L’intensità dipende dalle condizioni di appropriabilità delle rendite da innovazione la visione tradizionale vede l’ammontare di ricerca come dipendente dalle condizioni di appropriabilità delle rendite da innovazione (modelli di corsa ai brevetti). Tuttavia non esiste alcuna evidenza empirica che conferma l’aumento monotonico dell’intensità della ricerca all’aumentare delle condizioni di appropriabilità e delle rendite attese. È stato inoltre empiricamente dimostrato che le imprese si appropriano delle rendite da innovazione secondo numerose modalità differenti dal brevetto (es: superiorità ed inimitabilità delle conoscenze e competenze, grado di cumulatività delle conoscenze e della tecnologia).
  3. Fattori di stimolo e di induzione: visione degli anni ’60-’70 incentivi alla ricerca legati alla domanda e ai cambiamenti nei prezzi relativi dei fattori di produzione; modelli però focalizzati solo su innovazioni che risparmiano l’uso dei fattori produttivi, molto rudimentali, con una frontiera della possibilità produttive estremamente vaga e implausibile. L’approccio evolutivo riconosce che la domanda e il cambiamento nei prezzi relativi senza dubbio focalizzano la ricerca delle imprese in alcune direzioni, ma queste direzioni cono fortemente delimitate dalle tecnologie, competenze e conoscenze esistenti.

L’impresa nella prospettiva evolutiva

In una prospettiva evolutiva, l’impresa è vista come il soggetto centrale che ricerca, innova e produce in ambienti incerti e in forte cambiamento. Sotto questo aspetto, la teoria evolutiva dell’impresa introdotta da Nelson e Winter (1982) rappresenta un solido punto di partenza. La teoria evolutiva pone l’attenzione sull’impresa come assorbitore, processore e generatore di conoscenza. Secondo questo approccio le imprese sono depositarie di conoscenza incorporata in routine, e sono caratterizzate da competenze specifiche:

  • Routine = pattern di comportamento ripetitivo che l’impresa usa in specifiche circostanze: sono quindi ricorrenti, invarianti, legate al contesto ed inserite nell’organizzazione rappresentano le capacità di base e la memoria dell’impresa, ma non sono riconducibili ad attività individuali, in quanto ciascuna performance richiede il coinvolgimento di diversi soggetti nell’organizzazione. Le routine sono dunque un elemento basilare delle competenze organizzative dell’impresa.
  • Competenze specifiche: le competenze organizzative delle imprese sono un sistema che comprende (oltre alle routine) risorse complementari e capacità specifiche, in parte tacite, basate su conoscenza procedurale, legate ad un determinato dominio applicativo e difficilmente trasferibili tra le imprese. Le competenze sono dunque proprietà emergenti competenze e conoscenze idiosincratiche delle imprese. Esse comprendono modelli, codici di decodificazione delle informazioni su come fare le cose e capacità tacite ed automatiche.

La rilevanza delle competenze per la teoria evolutiva dell’impresa

La teoria evolutiva analizza l’impresa (e il tema della ricerca) in un contesto incerto e in notevole cambiamento. In tale contesto una teoria basata su conoscenza, apprendimento e competenze consente di:

  1. Definire un’impresa da un punto di vista produttivo e tecnologico;
  2. Spiegare le persistenti differenze nella performance delle imprese quanto ad innovazione e profittabilità;
  3. Analizzare specifici aspetti dell’organizzazione dell’impresa innovativa;
  4. Studiare il comportamento delle imprese;
  5. Analizzare il ruolo di contesti diversi sul comportamento e l’organizzazione delle imprese;
  6. Esaminare il modificarsi dei confini delle imprese;
  7. Comprendere l’emergere e il costituirsi di network e rapporti tra imprese.

3) in ambienti incerti e in cambiamento la strategia e l’organizzazione dell’impresa sono proprietà emergenti e nascono dall’interazione tra gli elementi che la costituiscono una delle funzioni principali di una struttura organizzativa è lo scambio di conoscenze ed informazioni, generazione di nuova conoscenza, coordinamento di complementarità e creazione di conoscenza collettiva (coordinare agenti che apprendono, feedback informativi).

4) una prospettiva evolutiva consente di spiegare il comportamento delle imprese in ambienti in forte cambiamento ed elevata incertezza. La dinamica industriale è influenzata dall’inerzia e dalla rigidità comportamentale che caratterizzano le imprese esistenti esse, se hanno una performance soddisfacente, tendono ad apprendere cumulativamente ed incrementalmente sulle tecnologie esistenti, e quindi non sono in grado di cogliere efficacemente le nuove opportunità scientifiche, tecnologiche o di mercato. Queste ultime vengono invece sfruttate dalle nuove imprese che non sono bloccate su contesti esistenti. Stesso discorso per l’apprendimento: le imprese esistenti si focalizzano solo su specifiche tecnologie nel lungo periodo ciò porta a miopia ed inerzia organizzativa “trappole da competenza”: gli innovatori di successo rimangono legati alle tecnologie che hanno fornito loro profitti e crescita. L’abilità delle imprese di superare l’inerzia e modificare nel tempo le competenze è una meta-competenza o capacità dinamica.

5) una prospettiva evolutiva consente di spiegare il comportamento e l’organizzazione delle imprese che agiscono in contesti diversi. Le competenze e le routine organizzative delle imprese si sviluppano e si trasformano in contesti tecnologici, settoriali ed istituzionali caratterizzati da basi conoscitive scientifiche e tecnologiche, condizioni produttive, di domanda ed istituzionali diverse quindi nelle competenze e nelle routine organizzative delle imprese si generano rilevanti specificità contestuali. L’analisi empirica ha infatti dimostrato che differenze significative tra le imprese e tra le modalità organizzative ed innovative delle industrie sono legate a differenze nel “regimi tecnologici”, nelle caratteristiche settoriali e nei sistemi innovativi nazionali. Sono vari i “contesti” che possono mutare:

  • Cambiamento del contesto tecnologico = discontinuità che introducono nuovi prodotti o processi, cambiando le conoscenze, le capacità e le routine richieste per produrre ed innovare. Esse distruggono le competenze delle imprese esistenti e favoriscono le nuove entranti, le quali sono più veloci ed efficaci e non sono bloccate dai contesti tecnologici precedenti.
  • Cambiamento delle caratteristiche e dell’architettura dei prodotti (contesto di prodotto): cambiamenti nella combinazione delle caratteristiche dei prodotti già esistenti (architettura dei prodotti) segnale ambiguo alle imprese esistenti: esse continuano a concentrarsi sulle architetture esistenti, mentre sono le nuove imprese le portatrici dell’innovazione.
  • Cambiamento della domanda riguarda la catena produttiva che parte dagli input per finire ai consumatori/utilizzatori (contesto di domanda): inerzia legata al persistente focalizzarsi sulla domanda esistente anche quando emerge una domanda nuova potenzialmente assai più ampia.

6) il soffermarsi sulle conoscenze e capacità delle imprese consente di analizzare il modificarsi dei confini delle imprese: determinanti dell’integrazione verticale e della specializzazione:

  • Complementarità statiche: presenza di costi di transazione + apprendimento lento + complementarità conoscitive inducono le imprese all’integrazione verticale per evitare comportamenti opportunistici quando le imprese usano il mercato.
  • Complementarità dinamiche: coordinamento ed integrazione di conoscenze e competenze complementari in continuo cambiamento vi è trade-off tra vantaggi da coordinamento (integrazione verticale) e varietà (sviluppo di capabilities idiosincratiche e sfruttamento input innovativi esterni). La tendenza all’integrazione o alla specializzazione dipende anche dalla dinamica industriale e dal modificarsi nel tempo della base conoscitiva del processo innovativo e produttivo.

7) rapporti tra imprese in ambienti incerti ed in notevole cambiamento: i network rappresentano una soluzione intermedia tra centralizzazione e decentramento; evitano i costi e le inefficienze dell’integrazione completa consentendo al contempo l’accesso a capacità di altre imprese ed organizzazioni. Il tipo e la dinamica dei network dipendono fortemente dal contesto tecnologico e settoriale in cui le imprese operano.

Sfide ancora da affrontare

Nonostante l’approccio evolutivo abbia rappresentano senza dubbio in maniera più completa ed esaustiva il fenomeno dell’innovazione e dell’impresa innovativa, rimangono ancora delle sfide:

  1. Approfondire il ruolo della domanda;
  2. Analizzare l’interazione tra meccanismi di apprendimento e coordinamento da una parte ed incentivi dall’altra;
  3. Individuare le competenze che vanno prese in considerazione nell’analisi e misurare i loro effetti; comprendere e stimare econometricamente la relazione tra competenze e crescita delle imprese;
  4. Interazione tra effetti dei regimi tecnologici, istituzionali e comportamenti d’impresa;
  5. Modellistica teorica-formale su: relazione tra inerzia, competenze, varietà di comportamente da un lato e organizzazione e performance delle imprese, cambiamento dei confini delle imprese e rapporti tra imprese, dall’altro.

L’evoluzione strutturale

Evoluzione strutturale = processo di trasformazione industriale, cioè di cambiamento nei prodotti e nelle tecniche produttive, di crescita e mutamento nei confini dell’impresa e/o del suo assetto istituzionale. Tre livelli di analisi della evoluzione delle industrie:

  1. Specifiche dimensioni della dinamica industriale (entrata, uscita, ecc.) analisi di demografia industriale, crescita e persistenza di diversità nella performance delle imprese le competenze sono state indicate come uno dei fattori che influiscono sulla crescita delle imprese;
  2. Dinamica strutturale relazione dinamica tra le variabili strutturali di un’industria (entrata, uscita, dimensione di impresa, ecc.), R&S e innovazioni di prodotto e di processo modello del ciclo di vita dell’industria (modello di Klepper, 1996)
  3. Evoluzione strutturale visione più ampia: emergere di nuove industrie, generazione e trasformazione di tecnologie e di prodotti, sviluppo e mutamento delle competenze e dei confini delle imprese, sviluppo di reti di accordi, ruolo delle istituzioni, dei fornitori e degli utilizzatori le discontinuità tecnologiche sono seguite da periodi di progresso tecnico incrementale, e poi da altre discontinuità; l’entrata ha luogo in particolari periodi, non necessariamente a seguito di discontinuità tecnologiche; le istituzioni pubbliche e le politiche esercitano un’influenza di primo piano sull’evoluzione strutturale; esistono grandi differenze istituzionali ed organizzative fra le industrie di diversi paesi.

La coevoluzione

Coevoluzione = mutamento congiunto di tecnologia, competenze, strategie, organizzazione, struttura di mercato, domanda e istituzioni (Nelson, 1994).

Si tratta di processi che differiscono a seconda del tipo di industria.

Se la coevoluzione è innescata da innovazione di prodotto:

  1. La nascita dell’industria è accompagnata dall’entrata di nuovi attori;
  2. Continua introduzione di innovazioni al margine;
  3. In seguito emerge un design dominante e l’enfasi si sposta dall’innovazione di prodotto
  4. All’innovazione di processo; la competizione si sposta sui prezzi;
  5. Aumento della dimensione media delle imprese e struttura industriale concentrata.

In presenza di tecnologie concorrenti, il vantaggio iniziale di una tecnologia può farle raggiungere un dominio sul mercato e bloccare il sistema economico sul suo utilizzo (lock-in tecnologico).

Aspetto specifico della coevoluzione: processi di dipendenza dal sentiero (path dependency): nel corso dell’evoluzione strutturale di un’industria la competizione tecnologica tra le imprese può innescare processi di diffusione delle innovazioni nel sistema economico che prima indirizzano e poi bloccano il sistema su configurazioni strutturali e tecnologiche che non sono le migliori esistenti. Ciò è conseguenza di un apprendimento locale (es: per esperienza), di interazione ed interdipendenze tra agenti e di esternalità di network. Tutto ciò genera rendimenti crescenti ed irreversibilità, e quindi inerzia nelle scelte che il sistema compie a livello tecnologico. Quindi l’emergere di alternative migliori non sempre riesce a “schiodare” il sistema dall’utilizzo di tecnologie inferiori.

Modelli history friendly

Sono una nuova generazione di modelli economici evolutivi, finalizzati a cogliere il mutamento strutturale delle industrie, basati sulle ipotesi fondanti dell’approccio evolutivo:

  • Tengono conto delle specificità di settore;
  • Della eterogeneità degli attori presenti nell’industria;
  • Della complessità dell’ambiente economico e tecnologico;
  • Delle capabilities accumulate;
  • Della razionalità limitata.

Lo stato di un sistema in ogni istante t è dato dalle tecnologie adottate e dalle decisioni prese dalle imprese, sulla base di alcune condizioni valide per l’intera industria (es: prezzo degli input al tempo t-1, opportunità tecnologiche, grado di appropriabilità). Le azioni di tutte le imprese congiuntamente determinano il totale degli input utilizzati e dell’output prodotto dall’industria, e di conseguenza, data la curva di domanda del prodotto e la curva di offerta dei fattori produttivi, i prezzi del periodo corrente. Queste condizioni determinano anche la profittabilità di ciascuna impresa.

Le imprese che ottengono profitti crescono nel tempo, mentre quelle che hanno perdite riducono la propria dimensione. Un certo numero di imprese innova o imita, cambiando così la tecnologia e le procedure impiegate. Vengono così stabilite le condizioni del periodo successivo, e il modello è pronto per la successiva iterazione.

RICORDA: la teoria evolutiva suppone che le azioni delle imprese scaturiscano da un insieme di regole decisionali, che cambiano nel tempo, adattandosi in risposta a ciò che si apprende in base all’esperienza o si percepisce essere il fattore critico di successo dei concorrenti.

La competizione seleziona le imprese, facendo uscire dall’industria quelle che impiegano le regole decisionali meno efficaci, ed accrescendo l’importanza di quelle che adottano regole decisionali più efficaci; le azioni delle imprese avvengono comunque al di fuori dell’equilibrio.

Sono stati sviluppati due modelli history friendly, uno sulla relazione tra struttura di mercato e progresso tecnico, l’altro sull’integrazione verticale, entrambi riguardanti l’evoluzione strutturale dell’industria dei computer. Il primo modello ha esaminato l’evoluzione dell’industria quando nuovi mercati si aprono ogni discontinuità tecnologica apre un nuovo tipo di domanda e consente l’ingresso a nuovi entranti sia nel vecchio che nel nuovo mercato e le imprese seguono traiettorie tecnologiche e di prodotto diverse. Ad ogni discontinuità tecnologica le imprese devono adottare la nuova tecnologia e ad ogni discontinuità di domanda devono decidere se diversificare nel nuovo mercato, in entrambi i casi competendo con le nuove imprese.

Il secondo modello esamina l’evoluzione dei confini delle imprese (in termini di integrazione verticale e specializzazione in componenti ed in sistemi), secondo un approccio in cui le variabili chiave sono: le competenze, i benefici derivanti dal coordinamento interno delle complementarità tra componenti e sistemi, il grado di turbolenza ambientale, la dimensione delle imprese e l’ampiezza del mercato. Determinanti dell’integrazione verticale:

  • Coordinamento più efficace delle complementarità tra nuovi componenti e nuovi sistemi;
  • Mancanza di competenze esterne a livello di componentisti;
  • Domanda interna di componenti ampia rispetto all’offerta dei singoli

Ragioni della disintegrazione:

  • Crescita della turbolenza innovativa ambientale;
  • Emergere tra i componentisti di un’impresa leader a livello tecnologico e produttivo.

L’integrazione verticale, la disintegrazione e la specializzazione sono quindi il risultato della coevoluzione di due industrie, quella dei sistemi e quella dei componenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *