Nuove teorie della crescita e dello sviluppo (sviluppate dagli anni ’80 ad oggi)

Rispetto alle teorie classiche, si tratta di teorie che introducono nuovi elementi o interpretano quelli vecchi in modo originale.

Tra di essi abbiamo i modelli della CRESCITA ENDOGENA, una classe di modelli sviluppata a partire dagli anni ’80: partendo da Solow vi introducono nuovi elementi, lasciando spazio ad interventi di politica economica (negato in Solow).

Nuovi elementi introdotti:

  1. Capitale umano considerato elemento chiave di crescita e sviluppo;
  2. rendimenti di scala crescenti –> viene meno l’ipotesi di concorrenza perfetta –> situazione più aderente alla realtà;
  3. concorrenza imperfetta (in conseguenza di 2.);
  4. progresso tecnico endogeno

Vengono poi introdotti nuovi meccanismi di crescita:

  • “learning by doing”: più si fa, più si impara, meglio si farà in futuro;
  • “information externalities”: processo di crescita caratterizzato da esternalità positive.

Elementi di novità comuni alle nuove teorie:

  1. equilibri multipli e trappole della povertà (in questo articolo);
  2. Big Push –> sviluppo inteso come processo di industrializzazione (http://impararecuriosando.org/universita-economia/il-modello-del-big-push-rosenstein-rodan-1943/)
  3. O-Ring Theory –> elementi che possono ostacolare lo sviluppo (http://impararecuriosando.org/universita-economia/il-modello-di-sviluppo-o-ring-kremer-1993/);
  4. Growth Diagnostic (http://impararecuriosando.org/universita-economia/il-modello-della-growth-diagnostic-hausmann-rodrick-e-velasco-2005/);
  5. Self Discovery (http://impararecuriosando.org/universita-economia/lo-sviluppo-economico-come-self-discovery-hausmann-e-rodrick-2003/).

Elementi centrali nelle nuove teorie:

  • Complementarietà: l’azione di un individuo dipende dalle azioni degli altri: es: l’investimento di un agente aumenta gli incentivi per gli altri ad investire a loro volta; Coordination Failure: impossibilità o difficoltà a coordinarsi in un contesto di complementarità, con conseguente caduta nelle “trappole di povertà”;
  • Network Effects: il rendimento di un investimento dipende anche dagli investimenti fatti da altri agenti: tanti più agenti utilizzano uno strumento, tanto più aumenta il valore di quello strumento.

Il sottosviluppo come conseguenza di un problema di coordinamento in presenza di complementarietà

Lo sviluppo in questa teoria è visto come il risultato di molti processi e dell’interazione delle varie azioni degli agenti. In un contesto di complementarietà, la difficoltà o impossibilità di coordinarsi conduce alla impossibilità a raggiungere l’equilibrio migliore; questo porta l’arresto del processo di crescita ed il fallimento dei processi di industrializzazione.

ESEMPIO di un contesto del genere: imprese che hanno bisogno di lavoratori specializzati –> richiesta di lavoratori specializzati –> problema di coordinamento: non ci sono lavoratori specializzati –> le imprese non avviano l’attività –> non c’è richiesta di lavoratori specializzati –> lavoratori non investono nella specializzazione –> imprese che ne hanno bisogno non li trovano (e ricomincia da capo). Si verifica così un BOTTLENECK (strozzatura): impedisce l’inizio di un’attività che sarebbe vantaggiosa per tutti, spiegando così il fallimento dell’industrializzazione e dello sviluppo.

Equilibri multipli e trappole della povertà

Le azioni di un individuo dipendono da quelle degli altri –> si possono verificare vari scenari. Si ha una situazione di equilibrio dinamico: ogni agente sceglie la cosa ottimale (ad esempio il livello di investimento) date le sue aspettative su quello che gli altri faranno, e questo livello coincide (se siamo in equilibrio) con quello che gli altri decidono effettivamente di fare –> graficamente sono tutti punti in cui la funzione S interseca la retta inclinata a 45° –> su quest’ultima infatti la X e la Y sono uguali, ossia il livello medio (ottimo) scelto da tutti gli altri individui (X), coincide con il livello (ottimo) scelto dal singolo individuo (Y).

Nel grafico precedente possiamo individuare 3 equilibri: 2 stabili (D1 e D2) e 1 instabile (D2): tra D2 e D3 l’individuo si aspetta un investimento medio pari ad A; in corrispondenza di A, il livello di investimento che sceglierà di fare sarà B e si aspetta che gli altri in media faranno lo stesso –> C –> livello a cui l’individuo investirà D –> ci stiamo così avvicinando all’altro equilibrio D3 e dunque D3 è stabile perché spostandosi dall’altro equilibrio vi si converge; stessa cosa per D1; D2 è invece instabile, perché si diverge da esso.

Questo modello spiega come mai economie dotate di uguali risorse si possono venire a trovare in punti di equilibrio diversi (buoni o cattivi) a seguito di un processo totalmente casuale, in cui un ruolo cruciale è giocato dalle aspettative –> potrebbero portare le economie a collocarsi ad un livello basso di investimento (D1) anche quando si sarebbero potute trovare in uno più alto (D3).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *