La teoria dello sviluppo in disequilibrio di Hirshman – 1968

Si tratta di una teoria di sviluppo che si contrappone a quella della crescita equilibrata (Big Push: vedi http://impararecuriosando.org/universita-economia/il-modello-del-big-push-rosenstein-rodan-1943/).

Per comprendere appieno le differenze tra queste due teorie, proponiamo un quadro sintetico della teoria del Big Push che trovate spiegata dettagliatamente al link indicato precedentemente.

La teoria del Big Push parte da un’ipotesi di partenza: un PVS è imprigionato in 2 trappole:

  1. Bassa propensione al risparmio (dal lato dell’offerta): dovuta al livello basso di redditi e di salari, a sua volta legato alla bassa produttività –> bassa produttività che dipende dai bassi investimenti –> bassi investimenti dovuti alla bassa propensione propensione al risparmio;
  2. Bassi investimenti (dal lato della domanda) dovuti a: basse aspettative degli investitori, che non investono nella produzione perché temono di non riuscire a vendere i loro prodotti; paura giustificata peraltro dalla limitata domanda di mercato, dovuta ai bassi redditi e salari, a loro volta causati dalla bassa produttività (a sua volta legata ai bassi investimenti.

La soluzione proposta dalla teoria della crescita equilibrata è appunto il Big Push, ossia un programma di investimenti pubblici simultanei in diversi settori.

La teoria dello sviluppo in disequilibrio si contrappone al modello del Big Push: nell’opera “The strategy of Economic Development” (1958) Hirshman rifiuta l’idea ortodossa che il livello degli investimenti sia determinato, al tasso di interesse di equilibrio, dai risparmi; afferma inoltre che l’ostacolo principale allo sviluppo non è l’assenza di prerequisiti (risparmio, fattori di produzione, mancanza di agenti razionali, ecc), ma l’incapacità di prendere decisioni da parte di agenti pubblici e privati per sfruttare le potenzialità esistenti: ossia la mancanza di CAPACITà IMPRENDITORIALE.

Nei PVS i processi decisionali sono governati dall’incertezza e dalla confusione –> la situazione di sottosviluppo va risolta in sequenza, un problema dopo l’altro, risolvendo prima i problemi più importanti e via via tutti gli altri.

Lo sviluppo deve dunque essere raggiunto con un coordinamento di decisioni sequenziali (e dunque non simultanei, come proposto invece nel modello del big push) di investimento in una situazione di profonda incertezza.

Fondamentali sono le connessioni di produzione (LINKAGES) che generano gli investimenti e che si distinguono in 2 tipologie:

  1. BACKWARD LINKAGES: (connessioni a monte) –> generano investimenti negli stadi precedenti il mercato finale (le imprese a monte fanno investimenti che rispondono all’esigenza di input aggiuntivi da parte degli stadi a valle della filiera);
  2. FORWARD LINKAGES: (connessioni a valle) –> generano investimenti a valle (investimenti a valle resi possibili dalla disponibilità di prodotti ottenuti a monte della filiera).

Nel 1977 Hirschman generalizza l’idea di connessione: accanto alle connessioni di produzione, ci sono anche connessioni di consumo (consumi indotti) e fiscali.

CONFRONTO CRESCITA EQUILIBRATA VS SVILUPPO IN DISEQUILIBRIO

  • BIG PUSH (Rosenstain-Rodan): strategia dello sviluppo equilibrato = attivare contemporaneamente numerose attività produttive allo scopo di ottenere, attraverso la spinta, 2 vantaggi: 1) economie di scala; 2) risolvere il problema della domanda (l’espansione dell’offerta espande la domanda attraverso la formazione di reciproci mercati di sbocco -principio di Say–> ogni offerta genera la propria domanda).
  • Per HIRSCHMAN l’idea di crescita equilibrata contiene un limite: data un’economia immobile, si vuole realizzare l’ambizioso disegno di far partire lo sviluppo su un ampio fronte: ma questo richiede doti massicce di capacità imprenditoriali (che invece mancano) –> occorre quindi economizzare la maggiore risorsa scarsa, ossia la capacità di prendere decisioni (=imprenditorialità). Per favorire lo sviluppo occorre quindi identificare BOTTLENECKS (favorire non tutti gli investimenti in maniera generalizzata, ma solo quelli che possono maggiormente eliminare gli ostacoli allo sviluppo); in particolare sono prioritari gli investimenti che riguardano: 1) connessioni a monte; 2) investimenti produttivi (rispetto a quelli infrastrutturali); 3) dare l’impulso solo a quei settori che poi saranno in grado di trainare (attraverso likages) anche la crescita degli altri –> soluzione preferita a quella di infrastrutturare tutti i settori indiscriminatamente, come proposto da Rosenstei e Rodan.

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