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Quintiliano

5 marzo 2018 - letteratura latina, maturità
Quintiliano

Cenni storici

Quintiliano nasce tra il 30 e 40 d.c in Spagna; si specializza come avvocato e successivamente insegna retorica a Roma ed è precettore degli eredi di Domiziano; muore nel 96 d.c

Instituto Oratoria

L’ Istituto Oratoria è un trattato in 12 libri, dedicato a Vittorio Marcello, in vista alla corte di Domiziano; enuncia l’intenzione di scrivere un’opera completa e sistematica, delineando la formazione dell’oratore fin dalla nascita, affrontando gli argomenti relativi alla retorica. Pur rifacendosi spesso a Cicerone, Quintiliano si distacca dal’ De Oratore’ scrivendo un vero e proprio trattato didascalico molto simile a un Ars . Eredita da Cicerone la concezione secondo cui l’oratore perfetto è anche moralmente esemplare, formando anche il cittadino e l’ uomo moralmente esemplare. Inoltre affronta anche il rapporto tra retorica e filosofia, ponendosi sulla linea ciceroniana polemizzando con la pretesa dei filosofi di riservare a sè l’ educazione dei giovani e afferma che la filosofia è solo una delle scienze che contribuiscono alla cultura dell’ oratore. È ostile verso I filosofi contemporanei, condividendo le posizioni di Domiziano: “ Sotto I nomi della filosofia ci sono celati I vizi più gravi”.

Contenuti libri

La decadenza dell’ oratoria

Quintiliano afferma che ci sono due problemi dibattuti, da una parte la mutata funzione dell’oratore nella società civile; dall’altra una nuova tendenza stilistica della prima età imperiale. Entrambi i problemi Quintiliano li imposta in termini di ” corruzione” e indica le cause della decadenza dell’ eloquenzain fattori tecnici, come la carenza di buoni insegnanti, troppo spazio dato ad argomenti fittizzi,e fattori morali,come la degenerazione dei costumi e lo scadimento del gusto e dello stile. Quintiliano pone Cicerone come cumine dell’oratoria romana e il modello insuperato a cui tornare per porre rimedio alla situazione presente; però abbiamo una mancanza di prospettiva storica nel proporre modelli di eloquenza legati alle condizioni storico-politiche dell’età repubblicana come se fossero ancora attuali sotto il principato ( oratoria ormai è privata della sua funzione politica). Dunque Quintiliano finge di ignorare che l’oratoria non ha più alcuna funzione politica (l’oratore darà prova del suo valore quando dovrà orientare orientare le decisioni del Senato e ricondurre sulla retta strada il popolo sviato”).

Vir bonus dicendi peritus

Così Quintiliano definisce l’oratoria, mettendo l’accento, oltre che sulle qualità morali, sulla totale subordinazione del perfetto oratore agli interessi dello Stato: il vir bonus deve far valere il bene pubblico su quello privato, preoccupandosi della comunis utilitas: Deve essere fedele collaboratore del Principe, il quale nell’età Imperiale è di fatto l’unico a decidere quale sia l’utile per la comunità.

Stile dell’oratore

Quintiliano critica l’atticismo per la sua semplicità e per le tendenze arcaicizzanti; ma rifiuta anche lo stile moderno, che mira solo a ricercare il consenso del pubblico, lo definisce infatti uno stile vitiosum et corruptum: gli oratori nuovi mirano in primo luogo a delectare, scambiando il fine principale con quello secondario. Anche in questo Quintiliano manca di prospettiva storica: lo scopo principale è quello di delectare.

Il giudizio di Quintiliano sull’istruzione *

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