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L’Italia fascista

23 febbraio 2018 - maturità, storia
L’Italia fascista

Attività affidate allo Stato preponderanti rispetto a quelle affidate al partito nazionale fascista, la cui appartenenza Era ormai un fenomeno di Massa.
Fascistizzazione volta da alcune organizzazioni: Opera Nazionale Dopolavoro 1925; comitato Olimpico Nazionale 1927; organizzazioni giovanili: Fasci giovanili, gruppi universitari fascisti virgola opera Nazionale balilla i figli della lupa: Tentativo di plasmare l’intera società, il cui maggior ostacolo era la chiesa: Quindi Mussolini Cerca Intesa con il vaticano, l’aveva trovata ai danni del partito popolare, ma si spinge oltre : Estate 1926 cominciano le trattative tra governo e santa sede, si protraggono In segreto per due anni e mezzo e si concludono il 11 febbraio 1929 con i Patti Lateranensi articolati in tre parti:
1. Trattato internazionale: Si poneva fine alla questione romana e la chiesa riconosceva lo Stato italiano e la sua capitale avendo sovranità sulla città del Vaticano;
2. Convenzione finanziaria: L’Italia si impegnava a pagare al papa un’ indennità come risarcimento per la perdita dello Stato Pontificio;
3. Concordato: Con cui si intascava sensibilmente il carattere laico dello stato; stabilimento oltre che delle doti fossero esonerati dal servizio militare, che i preti spretati fossero esclusi dagli uffici pubblici, che il matrimonio religioso avesse effetti civili, che l’insegnamento della religione forse fondamento dell’istruzione, che le organizzazioni cattoliche potessero continuare a svolgere la loro attività, al di fuori di ogni partito politico.
Abbiamo successo propagandistico per I Patti Lateranensi. Nel marzo 1929 ci sono elezioni con lista unica con un afflusso alle urne del 90% e 98% di voti favorevoli(elezioni plebiscitarie)
Vantaggi della chiesa, che perde il potere temporale, ma il privilegio nei rapporti con lo Stato, rafforza la sua presenza nella società, mantiene intatto l’azione Cattolica che entrava in concorrenza col fascismo sulle organizzazioni giovanili: No opposizione,ma crea una classe dirigente che possa sostituire quella fascista.
Un altro ostacolo era quello della monarchia; restavano dei poteri teorici: Comando supremo delle Forze Armate, scelta dei senatori, revoca del capo del governo. Ma se ci fosse stata una crisi interna quei poteri teorici, sarebbero potuti divenire pratici.
Di questo periodo c’è pervenuto un gran numero di materiale propagandistico, da cui emerge l’immagine di un Italia felice e in buono stato; ma le condizioni reali del Paese in quel periodo erano diverse:
1. Sviluppo demografico: aumenta la popolazione.
2. Si accentua l’urbanizzazione e cala la quota degli addetti all’agricoltura Mentre sale quella degli addetti all’industria, commercio, servizi, pubblica amministrazione.
3. Rimane comunque un paese fortemente arretrato: Reddito italiano molto più basso di quello di francesi o tedeschi, alimentazione più povera, meno spese per il vestiario o beni di consumo durevoli.
4. Arretratezza quasi funzionale al regime fascista,nè favori le tendenze conservatrici: Predicava il ritorno alla campagna, esaltava la vita campestre, la ruralizzazione, scoraggiò l’afflusso verso i centri urbani, difese la funzione del matrimonio e della famiglia, come base per lo sviluppo demografico.

5. Politica demografica: Identificava la potenza con la forza del numero: Cerca di incoraggiare l’aumento della popolazione(assegni familiari, assunzioni favorite dei padri, premi per coppie con più figli, tasse sui celibi), ostacolato il lavoro delle donne e la loro emancipazione.
6. Organizzazioni femminili: Fasci femminili piccole italiane e giovani italiane e massaie rurali: Organismi poco Vitali, valorizzavano Più che altro le virtù domestiche della donna, ribadendone l’immagine tradizionale.
7. Il fascismo era comunque proiettato verso il futuro: Voleva creare l’uomo nuovo, un sistema totalitario moderno, con l’intera popolazione inquadrare nel regime. Ostacolo a ciò è il ritardo economico e culturale del paese.
8. Carta del Lavoro 1927 : Uguaglianza giuridica e solidarietà tra i vari settori della produzione: Non sufficiente a ripagare i lavoratori dalla perdita dell’Autonomia organizzativa o dal calo dei salari reali e la conseguente compressione dei consumi alimentari,già bassi. Difficile far Breccia nei paesi più arretrati per il fascismo.
9. I maggiori consensi al regime vennero dalla piccola e media borghesia : Più sensibili ai valori del Fascismo più avantaggiati dall’economia e dalla possibilità di fare carriera negli apparati burocratici.
10. Fascistizzazione ampia virgola ma gli stati intermedi della popolazione.

CONTROLLO SU SCUOLA E CULTURA:
1. Riforma Gentile 1923, studi più Severi con primato delle discipline umanistiche su quelle tecniche.
2. Sorveglianza sugli insegnanti per fascistizzare la scuola, sorveglianza sui libri scolastici.
3. Autonomia maggiore dell’università.1931 per i docenti giuramento di fedeltà al regime, solo pochi si rifiutano e persero la cattedra: Posizione dell’alta cultura allineata a quella del regime, più diretto fu il controllo sui mezzi di comunicazione di massa.

CONTROLLO SU STAMPA,RADIO,CINEMA.
1. Censura sulla Stampa più direttive sul merito degli articoli.
2. Ministro per la cultura Popolare minculpop,1937, a imitazione di quello nazista per la propaganda; in realtà il controllo sulla stampa era esercitato da Benito Mussolini in persona(aveva un passato da giornalista)
3. 1927 controllo sulle trasmissioni radiofoniche all’ente di Stato EIAR: Radio diffuse limitatamente in Italia. Si affermò solo dopo il 1935 come canale di propaganda(apparecchi installati in scuole uffici): Giungevano così messaggi propagandistici, canzonette, servizi sportivi, cronache del regime.
4. Cinema oggetto privilegiato delle attenzioni di Mussolini, che lo sonvenzionò generosamente per limitare la penetrazione dei film americani. Istituto luce: Cinegiornali d’attualità proiettati sempre nelle sale prima dei film, per aumentare il consenso al regime.

POLITICA ECONOMICA DI MUSSOLINI
1. Terza via tra capitalismo e socialismo: Corporativismo,affondava nel Medioevo le sue radici più suggestioni dal nazionalismo e sindacalismo rivoluzionario: Gestione diretta dell’economia da parte delle categorie produttive organizzati incorperazioni con imprenditori e lavoratori. Sistema che non trovò mai una vera attuazione. Vennero istituite nel 1934 ma furono semplicemente una nuova burocrazia. Il fascismo riuscì comunque a realizzare importanti interventi nell’economia:
2 1922-1925 abbiamo la linea liberista, volta a incoraggiare la produzione incoraggiando l’iniziativa privata: causò inflazione, deficit e deterioramento del valore della lira.
3. Svolta del 1925: De stefani, ministro delle finanze, sostituito da Giuseppe Volpi: Politica fondata sul protezionismo, deflazione, stabilizzazione monetaria e intervento dello stato in economia. PROVVEDIMENTI:
4. Dazio sui cereali 1925, più battaglia propagandistica detta battaglia del grano : Lo scopo era il raggiungimento dell’autosufficienza nel settore dei cereali, aumentando la superficie coltivata a grano e impiegando tecniche più moderne. scopo in buona parte raggiunto: le importazioni si riducono e la produzione del grano aumenta. Ma vennero sacrificati altri settori: Allevamento, colture specializzate rivolte all’esportazione.
5. Battaglia per la rivalutazione della lira. Agosto 1926 intenzione di voler riportare in alto la sterlina con obiettivo quota 90 (90 lire per una sterlina). Desiderio di dare un’immagine di stabilità monetaria e politica. Obiettivo raggiunto in poco più di un anno grazie: Riduzione del credito, aiuto del prestito concesso dalle banche statunitensi. Grazie alla politica deflazionistica diminuiranno i prezzi interni e la lira recuperò il suo valore. Ma i lavoratori dipendenti si vedono togliere stipendi e salari; danneggiati dalla rivalutazione della lira furono gli esportatori, che esportavano a prezzi più competitivi. Favori inoltre il mercato interno, le grandi imprese e le concentrazioni aziendali. Restrizione del credito il calo dei prezzi agricoli danneggiano le piccole aziende agricole.

DOPO LA CRISI DEL 1929
1. In Italia si fece sentire di meno visto che Mussolini si era concentrato più sulla politica interna, nonostante ciò diminuirono le esportazioni, entro in crisi L’agricoltura per un ulteriore calo dei prezzi, le difficoltà industriali indussero a un nuovo taglio dei salari, la disoccupazione aumentò.
2. Risposta alla crisi: Sviluppo dei lavori pubblici per rilanciare la produzione e limitare le tensioni sociali; in secondo luogo abbiamo l’intervento dello stato a sostegno dei settori in crisi.
3. Politica dei lavori pubblici dal 1930: Nuove strade, ferrovie, edifici pubblici, risanamento del centro storico della capitale;
4. Fu avviato un programma di bonifica integrale per recuperare le terre incolte o mal coltivate.
BONIFICA DELLE PALUDI PONTINE.DAL 1931 AL 1934: Bonifica di un vasto territorio paludoso a sud della capitale: Recuperati 60000 ettari, creati 3000 nuovi poderi in cui si insediarono cittadini provenienti per lo più dal Veneto e dal centro nord; furono costruiti i nuovi villaggi, ma anche città, come Sabaudia e littoria ( Latina).
2. Ad entrare in crisi furono quelle banche che erano state create alla fine dell’800 per sostenere gli investimenti industriali. Caduta della borsa anche in Italia chemise le banche in difficoltà che per sostenere il costo dei titoli, comprarono, aggravando loro esposizione il governo decise di intervenire:
Nel 1931 crea un istituto di credito ( Imi) che doveva sostituire le banche nel sostenere le industrie in crisi.
Nel 1933 dà vita all’ iri, istituto per la ricostruzione industriale, con ampie competenze. L’iri acquisisce il controllo di molte imprese. Il suo compito sarebbe dovuto essere provvisorio, ma nel 1937 divenne un ente permanente.

Lo Stato Dunque controllava anche indirettamente l’apparato industriale e bancario: Diventa dunque uno stato imprenditore oltre che uno stato banchiere: I gruppi privati vengono Aiutati ad ingrandirsi accolgono con favore l’intervento statale.

Mussolini non si serviva di personale del partito ma di tecnici puri dando vita ad una vera e propria burocrazia parallela.
L’Italia riesce così ad uscire dalla crisi alla metà degli anni trenta, ma dal 1935 mussolini promuove una costosa politica di imprese militari che sottrasse risorse e accentuò l’isolamento economico del paese.

Per quanto riguarda la politica estera di Mussolini questa richiede un ulteriore approfondimento: per questo le dedicheremo un altro articolo.

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