Tesina sull’inganno

L’INGANNO DELLE MASCHERE IN LUIGI PIRANDELLO

Luigi Pirandello nacque a Girgenti, in provincia di Agrigento, nel 1867; è stato uno dei primi autori a rappresentare nelle sue opere la scomposizione dell’io causata dall’autoinganno delle maschere: gli uomini nei rapporti con I loro simili indossano delle “maschere”, diverse a seconda di circostanze e interlocutori, resi simili a delle macchine, che in quel periodo si stavano diffondendo in seguito alla Rivoluzione Industriale; a causa di ciò l’identità dell’io si frammenta e l’uomo non ha più certezze nemmeno riguardo chi lui sia realmente: Mattia Pascal alla fine del romanzo non sarà più sicuro neanche del suo nome, persosi tra diverse identità (Adriano Meis), o potremmo dire, autoingannatosi. Allo stesso modo Pirandello sapeva bene di non doversi fermare alle apparenze: nel suo saggio “L’Umorismo” una vecchietta vestita da giovane in un primo momento genera del riso in chi la osserva, ma andando oltre le apparenze, un personaggio così ridicolo nasconde in realtà un’esistenza drammatica; ecco perché le apparenze ingannano.

L’INGANNO DEL VELO DI MAYA

Di ciò era ben consapevole anche Arthur Schopenhauer (1788-1860), con la sua filosofia che si basa su ciò che lui definisce “Velo di Maya”: il punto di partenza della sua riflessione è la differenza kantiana tra fenomeno e noumeno: il fenomeno sarebbe il suddetto velo di Maya, quello attraverso cui la realtà ci appare diversa da come è realmente, ossia diversa da quello che è il noumeno. Il noumeno, scoperto grazie ad uno sforzo di introspezione, è la volontà di vivere, una forza cieca, incausata e senza scopo, irrazionale: questa è la vera realtà. Quella che ci appare razionale mediante le forme a priori di spazio, tempo e causalità non è nient’altro che un inganno.

Nella visione di Schopenhauer le forme a priori fanno parte di noi, della nostra natura; ma a volte sono gli uomini più potenti ad ingannare loro stessi e I più deboli volontariamente, come nel caso della middle-class Vittoriana:

During the Victorian Age (1837-1901) there was a phenomena, called “Victorian Compromise”: this term deals with the attitude of the Victorians: the Victorians were great moralizers, but, actually, they didn’t matter about the social problems of their time, such as the exploitation of the children in the workhouses, and in general the terrible living and working conditions of working class: they only masked them with a structure of false values, like the modesty, dutiful hard work: for example the idea upon which the workhouses were founded was that the poverty was caused by the laziness and so terrible conditions of work would improve their condition: but they abused their rights and caused them further misery. And so these values were only a deception.

LA PAROLA COME STRUMENTO D’INGANNO

Allo stesso modo gli uomini possono ingannarsi tra di loro mediante l’arma più potente che l’uomo ha: la parola. Giasone, nella “Medea” di Euripide si presenta proprio come il prototipo del sofista: abile a parlare, a fare discorsi la cui correttezza nasconde in realtà un contenuto immorale e ingiusto: così Giasone, nel secondo episodio della “Medea”, nel famoso “agone” con la moglie, tenta di giustificare il suo tradimento (vv.546-565):

ἃ δ΄ ἐς γάμους μοι βασιλικοὺς ὠνείδισας͵

ἐν τῷδε δείξω πρῶτα μὲν σοφὸς γεγώς͵

ἔπειτα σώφρων͵ εἶτα σοὶ μέγας φίλος

καὶ παισὶ τοῖς ἐμοῖσιν—ἀλλ΄ ἔχ΄ ἥσυχος.

ἐπεὶ μετέστην δεῦρ΄ Ἰωλκίας χθονὸς

πολλὰς ἐφέλκων συμφορὰς ἀμηχάνους͵

τί τοῦδ΄ ἂν εὕρημ΄ ηὗρον εὐτυχέστερον

ἢ παῖδα γῆμαι βασιλέως φυγὰς γεγώς;

οὐχ͵ ᾗ σὺ κνίζῃ͵ σὸν μὲν ἐχθαίρων λέχος͵

καινῆς δὲ νύμφης ἱμέρῳ πεπληγμένος͵

οὐδ΄ εἰς ἅμιλλαν πολύτεκνον σπουδὴν ἔχων·

ἅλις γὰρ οἱ γεγῶτες οὐδὲ μέμφομαι·

ἀλλ΄ ὡς͵ τὸ μὲν μέγιστον͵ οἰκοῖμεν καλῶς

καὶ μὴ σπανιζοίμεσθα͵ γιγνώσκων ὅτι

πένητα φεύγει πᾶς τις ἐκποδὼν φίλος͵

παῖδας δὲ θρέψαιμ΄ ἀξίως δόμων ἐμῶν

σπείρας τ΄ ἀδελφοὺς τοῖσιν ἐκ σέθεν τέκνοις

ἐς ταὐτὸ θείην͵ καὶ ξυναρτήσας γένος

εὐδαιμονοῖμεν. σοί τε γὰρ παίδων τί δεῖ;

Traduzione:

Veniamo adesso alle nozze regali che mi rinfacci. In questo, ti dimostrerò anzitutto che mi

sono rivelato abile, e poi virtuoso, e infine grande amico tuo e dei miei figli. Su, cerca di star calma. Quando sono

giunto qui da Iolco, e mi tiravo dietro tante disgrazie irrimediabili, che fortuna migliore potevo trovare io, un esule, se

non un matrimonio con la figlia di un re? E non in odio al tuo letto – ecco il pensiero che ti rode – o per improvviso

desiderio di una moglie nuova, o per smania di avere più figli degli altri: quelli che ho mi bastano e non mi lamento. Il

motivo principale era di garantirci un’esistenza comoda, fuori dalle ristrettezze – so bene che quando uno diventa

povero, tutti gli amici si dileguano. E volevo anche allevare i bambini in maniera degna del mio casato, dare dei fratelli

ai figli che ho avuto da te, metterli tutti su uno stesso piano e costituire così un’unica famiglia. Sarei stato felice! Tu che

bisogno hai di altri figli?

Vediamo come dietro un apparente favore che Giasone avrebbe fatto a Medea, si nasconde il suo peccato.


In conclusione, l’inganno, che venga dalla nostra natura stessa, dai più potenti o da una voglia grandissima di cercare giustificazioni che non esistono ai nostri sbagli, è qualcosa di assolutamente attuale, che possiamo riscontrare in ogni giorno: chiunque può avere un falso profilo su facebook o su qualunque altro sito del genere; risulta dunque attuale la frase di Luigi Pirandello: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della tua vita incontrerai tante maschere e pochi volti”

mappa concettuale tesina

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