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NIETZSCHE

24 febbraio 2018 - filosofia, maturità
NIETZSCHE

Luogo e anno di nascita: Germania, 1844
Luogo e anno di morte: Torino, 1900

PERIODO GIOVANILE:
opera di riferimento di questo periodo: “La nascita della Tragedia” (1872)
Il motivo centrale di quest’opera è la distinzione tra apollineo e dionisiaco: essi sono due impulsi di base dello spirito e dell’arte dei Greci:

APOLLINEO: deriva da un atteggiamento di fuga dal divenire e si concretizza nelle forme armoniche della scultura e della poesia epica;
DIONISIACO:deriva dalla forza vitale e dalla partecipazione al divenire, si esprime nell’esaltazione creatrice della musica e della poesia lirica.

Nella visione Nietzschiana, l’apollineo sarebbe nato come reazione alla visione dionisiaca della vita per renderla, così caotica e senza senso, sopportabile e accettabile. Nietzsche individua 3 momenti diversi nella storia della tragedia greca, ai quali corrisponde un diverso rapporto tra apollineo e dionisiaco:

1. Grecia presocratica: apollineo e dionisiaco sono opposti e tra loro separati;
2. Tragedia attica di Eschilo e Sofocle: equilibrio tra dionisiaco ed apollineo: il dionisiaco nelle tragedie si esprime nella musica, e viene equilibrato dai momenti razionali-apollinei della recitazione e della trama di fondo stessa (sempre razionale);
3. Con Euripide e Socrate: prevale l’apollineo e la tragedia decade: sono I primi a far prevalere la ragione.

CONCEZIONE DELLA STORIA
Essa è espressa nell’opera “Considerazioni inattuali” (sono in realtà 4 opere scritte tra il 1873 e il 1876): in esse traspare una critica della cultura contemporanea: innanzittutto viene criticato lo storicismo, secondo il quale l’uomo sarebbe in balia della storia e del passato, divenendo così incapace di agire; secondo Nietzsche è invece assolutamente necessario il fattore oblio per riuscire ad andare avanti, per non rimanere paralizzati occorre una parte di incoscienza. Nietzsche riconosce comunque il fatto che la storia appartenga all’uomo, in quanto quest’ultimo:

1. è attivo ed ha aspirazioni: storia monumentale: propria di chi guarda al passato per cercarvi modelli che non trova nel presente;
2. preserva e venera: storia antiquaria: è propria di chi guarda al passato come qualcosa da preservare e non da modificare, propria quindi di tutti coloro che sono contro il porgresso;
3. soffre e ha bisogno di liberazione: storia critica: propria di chi vede il passato in maniera negativa, come un vincolo da cui liberarsi per andare avanti.

Tutti e tre I rapporti che l’uomo può intrattenere con la storia, presi singolarmente, hanno pregi e difetti, e sono insufficienti per comprendere davvero il ruolo della storia. Solo una sintesi dei tre porta l’uomo al giusto rapporto con la storia.

PERIODO ILLUMINISTICO
Opere caratterizzanti il periodo: “Umano troppo umano” (1878-1880) e “Gaia scienza” (1882)
In queste opere Nietzsche introduce un nuovo metodo di pensiero: il metodo genealogico: si tratta di un metodo critico, in quanto utilizza il sospetto nell’indagine, e anche storico, in quanto si basa sulla concezione secondo la quale ogni cosa è esito di un processo da ricostruire. Tale metodo opera:

un’analisi storico-concettuale
una critica demistificante, che porta a concludere che I valori ritenuti universali sono in realtà originati da motivazioni tutte umane.

In questo periodo Nietzsche introduce la “filosofia del mattino”: così chiamata perché illumina e porterà a nuove certezze. Ne è espressione lo “spirito libero”, incarnato nella figura del viandante che grazie alla scienza si emancipa dalle tenebre del passato inaugurando la filosofia del mattino. Le tenebre e gli errori del passato sono la morale e la metafisica.

In “Gaia scienza” abbiamo la critica alla metafisica:
essa si evince dalle metafore contenute in un racconto in cui vediamo un folle uomo che scende in piazza ad annunciare a tutti che DIO È MORTO; per capire il significato metaforico di tale affermazione, occorre prima precisare che cosa Nietzsche intenda per “Dio”: per lui é:

simbolo di ogni prospettiva oltremondana
personificazione delle certezze ultime dell’umanità
tutto ciò che gli uomini hanno considerato tale

dire che dio è morto significa quindi dire che non esistono più certezze, che tutte le certezze dell’uomo, o meglio quelle che l’uomo ha sempre coniderato certezze, come ad esempio la morale, in realtà non lo sono. Reggere questa realtà per l’uomo contemporaneo non è affatto facile, per questo, di fronte all’affermazione del folle uomo tutti rimangono smarriti; lo smarrimento degli uomini di fronte a questa conoscenza viene visto come un “eterno precipitare”, causato dal “non senso” dell’esistenza. L’affermazione del folle uomo di essere venuto troppo presto, nasconde la consapevolezza di Nietzsche del fatto che l’uomo contempraneo ancora non è pronto ad accettare la realtà vera.
Per accettare il non senso dell’esistenza occorre divenire “oltreuomini”.

PERIODO DI ZARATHUSTRA
opera caratterizzante: “Così parlò Zarathustra” (1883-1885)
Tale opera inaugura la “filosofia del meriggio”: si raggiunge la consapevolezza della necessità di eliminare qualsiasi visione che preveda la scissione dualistica della realtà.
Nell’opera Zarathustra incarna il profeta del “superuomo”: divenire tale è l’unico modo per accettare la morte di dio: di fronte alla consapevolezza del fatto che non esista alcuna certezza l’uomo può seguire due strade:

rimanere “ultimo uomo”, rimanere uomo-massa: un uomo che si adegua a ciò che pensano tutti
diventare OLTREUOMO.

I temi fondamentali di quest’opera sono:

1. superuomo
2. eterno ritorno
3. volontà di potenza (soprattutto negli ultimi scritti)

SUPERUOMO

È un concetto filosofico in cui si concretizzano I temi di fondo della filosofia nietzschana; il superuomo è colui che:

accetta la dimensione dionisiaca della vita;
accetta e scegli l’eterno ritorno (di cui si parlerà in seguito);
regge la morte di dio;
si emancipa dalla morale e dal cristianesimo;
si pone come volontà di potenza (di cui parleremo in seguito);
va oltre il nichilismo (di cui si parlerà in seguito).

Non esiste un modello precedente di superuomo, si tratta di un uomo completamente nuovo, un essere radicalmente altro.

È importante sottolineare una precisazione dal punto di vista della terminologia: sarebbe più corretto parlare di “oltreuomo” e non di “superuomo”: non si tratta infatti di un uomo potenziato, di un uomo al superlativo, ma è un “uomo oltre l’uomo”, portatore di valori nuovi e di un modo inedito di rapportarsi al mondo.

Cosa vuol dire accettare la dimensione dionisiaca della vita? Significa essere fedeli alla terra, vedere quest’ultima non come un luogo d’esilio, ma come una gioiosa dimora; significa rivalutare il nostro corpo materiale, e considerare l’anima come una semplice parola che indica una parte di esso; vedere il corpo non come prigione dell’anima, ma come il modo concreto di essere dell’uomo.

All’interno dell’opera è importante il primo discorso, intitolato “Delle tre metamorfosi”: in esso viene descritta la genesi del superuomo, il processo attraverso il quale il superuomo emerge, che assume le forme di un processo in cui la libertà libera se stessa:

1. cammello: vive all’insegna del “tu devi”, è cioè schiavo dei fardelli metafisici, morali e religiosi;
2. leone: è “libero da”, libero dal peso dei fardelli metafisici, morali e religiosi; si tratta però ancora solamente di una libertà in senso negativo;
3. fanciullo: è “libero di”, è finalmente l’oltreuomo che dice sì alla vita, che reinventa se stesso al di là del bene e del male.

ETERNO RITORNO

L’eterno ritorno è l’eterna ripetizione delle vicende del mondo; la sua prima teorizzazione si trova nella “Gaia Scienza”: in essa l’eterno ritorno sembra fare da spartiacque tra l’uomo, che di fronte ad esso è terrorizzato, e il superuomo, che invece non solo lo accetta, ma lo vive come se lui stesso lo avesse voluto, accettando totalmente la vita.
Solo superando la ripugnanza per l’eterno ritorno, con una decisione coraggiosa, si può divenire superuomo.
Accettare l’eterno ritorno, l’eterno ripetersi delle cose, la ciclicità del tempo, significa credere che il senso dell’essere sia nell’essere stesso, non in un oltre irraggiungibile; significa vivere la vita come coincidenza di senso ed essere. Solo il superuomo è in grado di accettarlo.

ULTIMO PERIODO

Opere caratterizzanti: “Volontà di potenza”, “Frammenti postumi” e “Ecce homo”.
In questo periodo si inaugura la “Filosofia del martello”, cos’ chiamata perché “distruttiva”;
La critica più pesante di Nietzschein questo periodo è però contenuta nell’opera “Genealogia della morale” dove mette in dubbio la morale stessa, facendo questo ragionamento:
nessuno ha mai messo in dubbio la morale e le sue origini, nessuno si è mai interrogato sulle sue radici, che Nietzschescoprirà essere “umane, ahi troppo umane” per diversi motivi:

per Nietzsche la “voce della coscienza” non è nient’altro che l’insieme di tutte le direttive della società dalla quale siamo stati educati;
I “valori etici” non sono nient’altro che un mezzo utile per mantenere e rafforzare il dominio degli uomini su altri uomini;
la “moralità” si risolve dunque in un semplice atteggiamento di asservimento, che Nietzsche metaforicamente chiama “istinto del gregge nel singolo” .

Nietzsche, per far capire come si sia arivati a questa situazione, tratteggia la storia della morale:

1. inizialmente la morale capeggiante era la morale dei signori, che andava ad esaltare valori quali la forza e l’orgoglio;
2. contro la forza dei guerrieri, però, tutti gli altri, I preti in particolare, non avevano strumenti per combatterli sullo stesso piano: decisero quindi di costruire una nuova tavola di valori, una nuova morale, che Nietzsche definisce morale dei servi: essa nasce dunque dal risentimento, dall’invidia dei più deboli nei confronti dei più forti; è una morale che va ad esaltare valori antivitali , che riescono a prevalere diffondendosi tra la massa. Nietzsche considera gli ebrei come il popolo sacerdotale per eccellenza e accusa il cristianesimo di aver diffuso alla massima potenza tale morale “contro la vita” (reprime istinti naturali con la nozione di peccato); inoltre Nietzschefa un’altra riflessione: come è possibile che un popolo cristiano, che si dovrebbe fondare sulla pace, ha combattuto così tante guerre, così tante crociate? Nietzsche spiega tale violenza proprio nel risentimento stesso da cui la morale cristiana è nata, da cui deriverebbe una sorta di “rabbia repressa” dei cristiani.

VOLONTÀ DI POTENZA E NICHILISMO

È la massima espressione del superuomo; è l’essenza più intima di ogni uomo e si concretizza nella voglia di autoaffermarsi. La vita è quindi un continuo processo di autoaffermazione, un continuo autosuperarsi, una sorta di autocreazione; è importante dunque la sua forza creativa: non a caso infatti Nietzscheconsidera la figura dell’artista come la prima forma visibile sulla terra di superuomo.
L’apice creativo della volontà di potenza si concretizza nella creazione di nuovi valori: è prorpio mediante questa che il superuomo, postosi come volontà di potenza, riesce a superare il NICHILISMO: condizione dell’uomo moderno che, avendo preso coscienza della morte di dio, non credendo più in nessuna certezza metafisica, avverte di fronte al mondo lo sgomento del vuoto e del nulla. Nietzsche fa derivare il nichilismo dalle metafisiche e dalle finzioni stesse con cui l’uomo si è autoingannato: nel momento in cui capisce che esse sono solo menzogne, infatti, si scatena quell’angoscia del nulla, tanto più forte quanto più forti ed ingannevoli sono state le certezze svanite.
L’unico modo per superare il nichilismo è divenire superuomo e porsi come volontà di potenza; constatare che, se nel mondo non esistono certezze, non vuol dire che esso non abbia senso, ma significa che è l’uomo che deve imporre il SUO senso al mondo, creando suoi prorpi valori: non essendoci un senso dato, bisogna inventarlo.

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