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La meritocrazia nelle scuole italiane

4 giugno 2018 - attualità
La meritocrazia nelle scuole italiane

La meritocrazia dovrebbe essere la base della scuola: chi più si impegna, chi più studia dovrebbe essere premiato; eh già purtroppo nell’affermare ciò occorre usare il condizionale, perché ciò che accade realmente, almeno in alcune scuole italiane, è molto diverso.

Persino il presidente della Commissione Europea, Juncker, ha rimproverato agli italiani di lavorare troppo poco e di essere eccessivamente corrotti.

Questa “non voglia” di lavorare e il tentativo di ottenere ottimi risultati pur non facendo nulla con l’inganno è presente anche nelle scuole.

La colpa è innanzitutto dei ragazzi, senza alcun dubbio: già quando cominciano il liceo molti pensano che tutto sarà una passeggiata: basta identificare il/la fesso/a della classe, il “secchione” e il gioco è fatto. Ovviamente non è neanche necessario diventare suoi amici, perché l’amicizia con lui/lei potrebbe rovinare la reputazione di molti figli di papà tra altri figli di papà. Bastano due chiacchiere ogni tanto, un cenno di attenzione alla povera vittima et voilà: al primo messaggio in cui si chiede un esercizio di matematica svolto oppure la traduzione di una versione di latino o di greco, non esiterà a rispondere.

Allo stesso modo, per evitare di diventare ancora più emarginato di quanto già non sia, non si rifiuterà di far copiare ai compiti in classe, di mettersi ai primi banchi per consentire ai ragazzi dietro di usare il telefono e via dicendo.

Questa è una vera e propria manipolazione psicologica che purtroppo nel 99% dei casi ha successo.

La colpa però è anche di alcuni professori, che chiusi dietro a stupidi pregiudizi, pensano che sia corretto spianare la strada a determinati studenti e mettere i bastoni tra le ruote ad altri, magari solo perché provengono dalla periferia e non dal centro della città o per ragioni di nepotismo, di raccomandazioni, ecc.

Così, pur consapevoli che le loro pupille stanno ottenendo risultati con l’inganno, questi professori lasciano fare, e scrivono sulla carta voti che non rispecchiano affatto il vero stato delle cose.

Così i più sfaticati, i più maligni e furbi vanno avanti con il lavoro dei più deboli, mentre questi ultimi si arrendono alla realtà, pensando che è inutile sforzarsi in un mondo dove sembra non esserci più posto per gli onesti.

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